martedì 23 aprile 2024

Biografia di Guido Reni

  Guido Reni


Guido Reni nacque nel 1575 a Bologna. Si formò alla bottega del pittore Denijs Calvaert, dopodichè frequentò l'accademia dei Carracci.

Le opere che eseguì tra il 1604 e 1614 mostrano il superamento dei modi manieristici, per lasciare il posto ad un modo di dipingere più personale, in cui prevale l'armonia delle forme e l'equilibrio della composizione.

Le opere appartenenti a questo periodo sono: gli affreschi della Cappella Paolina in SantaMaria Maggiore a Roma, gli affreschi della sala Delle Dame e della sala delle Nozze Aldobrandini in Vaticano, gli affreschi della Cappella dell'Annunciata al Quirinale. seguono a questi i suoi capolavori quali l'Aurora del Casino di Palazzo Rospigliosi Pallavicini a Roma, la Strage degli Innocenti, il Sansone vittorioso e il Ritratto della madre alla Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Il periodo successivo segna la piena maturità artistica del pittore, con opere quali Atalanta e Ippomene alla galleria di Capodimonte a Napoli, la Madonna del Rosario alla Pinacoteca di Bologna, le Fatiche di Ercole al Louvre, la Lucrezia e la Cleopatra che si trovano alla Pinacoteca Capitolina di Roma.

Nelle ultime opere lo stile del pittore si modifica: il colore si fa più spento e la forma perde consistenza come nel San Sebastiano della Pinacoteca di Bologna e l'Adorazione dei Magi della Certosa di San Martino a Napoli. Guido Reni morì a Bologna nel 1642.


Mosè che infrange le tavole della Legge - Guido Reni - Galleria Borghese

Mosè che infrange le tavole della Legge

Guido Reni

Galleria Borghese 


Con buona probabilità, questa tela fu acquistata da Scipione Borghese direttamente da Guido Reni, artista amato dal cardinale che usò ogni mezzo, lecito e illecito, per assicurarsene la collaborazione.

In questo dipinto della fase matura, Mosè è ritratto nel momento in cui, sceso dal monte, vede il suo popolo in adorazione del vitello d’oro e irato sta scagliando le tavole della Legge. La sua bocca è aperta in un gesto di rabbia, sentimento sottolineato da un cielo carico di nuvole e dal forte contrasto di luci e di ombre.



Bacco e Arianna - Accademia Nazionale di San Luca

Bacco e Arianna
Guido Reni-Giovanni Andrea Sirani-Antonio Giarola
Accademia Nazionale di San Luca


Il mito di Bacco e Arianna è tra quelli più conosciuti, e molti pittori e poeti hanno tratto ispirazione per le loro opere.
Nel dipinto vediamo il momento in cui Bacco e il suo corteggio vanno incontro ad Arianna.
La fonte più antica del mito risale alle Metamorfosi di Ovidio, ma quella più conosciuta attinge ai famosissimi versi di Lorenzo dé Medici nella sua Canzona di Bacco (o Trionfo di Bacco), scritta nel 1490.
Quant’è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Nel 1637, Papa Urbano VIII e il cardinale nipote Francesco Barberini commissionarono a Guido Reni il dipinto delle Nozze di Bacco e Arianna. L'ambiziosa opera di imponenti dimensioni, doveva essere  recapitata alla cattolica Enrichetta Maria di Borbone, moglie del Re d’Inghilterra Carlo I Stuart. La composizione doveva ritrarre il mito antico delle vicende di Arianna che, perduto Teseo sulla spiaggia deserta di Nasso, assiste al sopraggiungere di Bacco, introdotto da Venere e accompagnato dal consueto corteo. L’opera, destinata a ornare il soffitto della camera da letto della Regina, era un omaggio nuziale per riallacciare i rapporti diplomatici in vista di riguadagnare terreno per la causa cattolica nell’Inghilterra anglicana, volendo rappresentare una sorta di allegoria di una ritrovata comunione religiosa tra l’Inghilterra e la Chiesa di Roma.

Dopo un lento avvio causato da criticità stilistiche e iconografiche, il maestro Reni riesce a terminare l’imponente impresa nel 1640, inviandola a Roma. La partenza del dipinto da parte del Papa alla Regina tarda, però, ad arrivare perché ostacolata dai drammatici sviluppi della rivoluzione puritana e dalla crisi del papato Barberini. La Regina Enrichetta è costretta a scappare in Francia, sua terra natale, a causa dei disordini della guerra civile inglese, ma alla corte francese riesce a ricevere finalmente il dono papale. Il dipinto, però, nel 1650 viene venduto, per far fronte alle diverse spese economiche del regno, a Michel Particelli d’Hemery, il quale, secondo la romanzata biografia di Guido Reni contenuta nella Felsina pittrice (1678) di Carlo Cesare Malvasia, lo smembra per agevolarne l’immissione nel mercato collezionistico. 

Data la grande notorietà che la rappresentazione di Bacco e Arianna aveva all’epoca, il papato e l’alta nobiltà scelgono di commissionare sempre al Reni dei prototipi del noto dipinto, su scala sia ridotta sia reale. Da qui, infatti, provengono la prestigiosa replica riferita a Guido Reni, Antonio Giarola e Giovanni Andrea Sirani dell’Accademia di San Luca di Roma eseguita per il cardinale Giulio Sacchetti, così come la copia delle Gallerie Barberini e Corsini di Roma, 

venerdì 12 aprile 2024

Affreschi - Guido Reni - Musei Vaticani sala delle nozze Aldobrandini

 Affreschi  

Guido Reni  

Musei Vaticani sala delle nozze Aldobrandini



La Sala delle Nozze Aldobrandine, già detta del Sansone, troviamo gli affreschi di Guido Reni sulla volta con le Storie di Sansone (Sansone che solleva la porta di Gaza, Sansone che uccide i Filistei, Sansone che lotta con il leone), deve il nome al famoso affresco romano, che vi è esposto


Affreschi . Guido Reni - Palazzo del Quirinale - Cappella dell'annunziata

 Affreschi 

Guido Reni  

Palazzo del Quirinale - Cappella dell'Annunziata

 

Cappella dell’Annunziata, gioiello artistico del Palazzo del Quirinale e capolavoro di Guido Reni che la affrescò per papa Paolo V Borghese dal 1609 al 1611.

Gli affreschi di Reni rappresentano il primo grande ciclo pittorico eseguito nel palazzo che i papi avevano scelto come residenza estiva. Furono concepiti per un ambiente che costituiva la “Cappella Segreta” del papa, ovvero la sua cappella privata, parte integrante di un appartamento di rappresentanza nelle cui sale Paolo V poteva accogliere e dare udienza a principi, ambasciatori e ospiti importanti del palazzo.

 Gli affreschi del grande artista bolognese e dei suoi collaboratori sono dedicati alla vita della Vergine, in una narrazione dipinta che partendo dall’Annuncio a Gioacchino giunge fino all’Assunzione in Cielo della Vergine. Lo straordinario ciclo pittorico comprende brani tra i più affascinanti nell’opera di Reni, quali la Nascita della Vergine nella controfacciata della Cappella e la splendida pala d’altare con l’Annunciazione.





San Filippo Neri in adorazione della Madonna - Guido Reni - Chiesa di Santa Maria in Vallicella

 San Filippo Neri in adorazione della Madonna 

 Guido Reni 

Chiesa di Santa Maria in Vallicella


Il quadro fu dipinto da Guido Reni nel 1614 e lo realizzò per la cappella  di San Filippo Neri nella chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma.

Il santo è raffigurato in abiti sacerdotali e nel gesto di adorazione verso  la Vergine con bambino in alto a sinistra, sorretta da alcuni angeli. In basso a sinistra l'iconografia del giglio.
L'opera del Guido Reni ebbe una enorme fortuna che generò numerosissime copie.

Affreschi - Guido Reni - Chiesa di Santa Maria Maggiore – Cappella Paolina

 Affreschi

Guido Reni

Chiesa di Santa Maria Maggiore – Cappella Paolina


Guido Reni fu l'autore principale delle figure pittoriche dei Santi posti nei sottarchi della Cappella Paolina della Chiesa di Santa Maria Maggiore, a cui parteciparono anche Giovanni Baglione e il
Passignano.

Sull'arcone di destra Guido Reni ha affrescato i Santi Cirillo d'Alessandria, Idelfonso, Giovanni Crisostomo e le Sante Pulcheria, Gertrude e Cunegonda; e sull'arcone di sinistra, S. Eraclio, S. Narsete e le potenti figure di S. Domenico e S. Francesco. Sempre sull'arcone di sinistra, sopra il monumento di Paolo V, Guido Reni ha raffigurato anche l'Eterno Padre sdegnato per la malvagità degli uomini. Ancora di Stefano Maderno sono alcuni putti del fregio che gira all'intorno, all'altezza dei capitelli.





Le nozze mistiche di Cecilia e Valeriano - Guido Reni - Chiesa di Santa Cecilia in Trastevere

Le nozze mistiche di Cecilia e Valeriano

Martirio di Santa Cecilia

Guido Reni

Chiesa di Santa Cecilia in Trastevere 

   


Agli inizi del 1600 Guido Reni realizzò per il Cardinal Sfondrati due tele per la Cappella del Bagno in S. Cecilia in Trastevere: l “Incoronazione di S. Cecilia e S. Valeriano” e il “Martirio”. I dipinti sono stati eseguiti in occasione del ritrovamento delle reliquie della santa

Nel 1599 la salma della martire protocristiana Cecilia venne riportata alla luce durante i restauri della basilica a lei dedicata nel rione Trastevere a Roma.

I dipinti sono posti sull’altare della Cappella del Bagno. così chiamata perché al di sopra di quegli ambienti termali in cui la fanciulla fu rinchiusa per farla soffocare dai bollenti vapori.



Affresco - Sant'Andrea condotto al martirio - Guido Reni - Chiesa di S. Gregorio Magno, Oratorio di S. Andrea

Affresco - Sant'Andrea condotto al martirio

Guido Reni

Chiesa di S. Gregorio Magno, Oratorio di S. Andrea 


L’Oratorio di Sant’Andrea al Celio, situato nel rione Celio di Roma e fondato da San Gregorio Magno, conserva al suo interno numerosi dipinti preziosi, tra i quali spiccano le seicentesche opere della “Flagellazione di Sant’Andrea” del Domenichino, il “Sant’Andrea condotto al supplizio” di Guido Reni, la “Madonna e i Santi Andrea e Gregorio” del Pomarancio e i “Santi Silvia e Gregorio” di Giovanni Lanfranco.

Nel 1609, su richiesta del cardinale Borgherini, Guido Reni esegue l’affresco dove viene rappresentato Sant’Andrea che si inginocchia vedendo la croce del suo martirio.



Mosè che infrange le tavole della legge - Guido Reni - Galleria Borghese

 Mosè che infrange le tavole della legge

Guido Reni

Galleria Borghese


Con buona probabilità, questa tela fu acquistata da Scipione Borghese direttamente da Guido Reni, artista amato dal cardinale che usò ogni mezzo, lecito e illecito, per assicurarsene la collaborazione.

In questo dipinto della fase matura, Mosè è ritratto nel momento in cui, sceso dal monte, vede il suo popolo in adorazione del vitello d’oro e irato sta scagliando le tavole della Legge. La sua bocca è aperta in un gesto di rabbia, sentimento sottolineato da un cielo carico di nuvole e dal forte contrasto di luci e di ombre.



Maddalena penitente - Guido Reni - Pinacoteca Capitolina

 Maddalena penitente 

Guido Reni 

Pinacoteca Capitolina


Databile negli ultimi anni di attività del pittore emiliano. La tela è una tipica opera devozionale, in cui lo spettatore è portato a riflettere su alcuni temi della religione cristiana.

Maria Maddalena, identificata con la peccatrice che asciuga con i propri lunghi capelli i piedi di Cristo, è la tradizionale allegoria del sacramento della Penitenza.

San Girolamo - Guido Reni - Pinacoteca Capitolina

San Girolamo 

Guido Reni 

Pinacoteca Capitolina 


La tela venne dipinta dall'artista a Bologna intorno al 1633-34. 
Vissuto tra il IV ed il V secolo, San Girolamo è uno dei quattro Dottori della Chiesa per i suoi commenti al Vecchio Testamento e per la traduzione integrale della Bibbia in latino (la celebre Vulgata).

Aveva vissuto in eremitaggio e nelle diffuse immagini devozionale gli artisti potevano scegliere tra due iconografie (o combinarle insieme): il santo colto intento allo studio oppure il santo penitente.






Fanciulla con corona - Guido Reni - Pinacoteca Capitolina

 Fanciulla con corona  

Guido Reni 

Pinacoteca Capitolina


Il quadro fa parte di una serie che comprende la Lucrezia e Cleopatra.
Il soggetto del dipinto non è stato identificato.

La tela, dalla stesura pittorica estremamente rarefatta, appartiene all'ultimo periodo della produzione di Guido Reni, che rinuncia ad ogni dato narrativo per concentrare l'interesse dello spettatore sulla figura isolata


Cleopatra - Guido Reni - Pinacoteca Capitolina

 Cleopatra  

Guido Reni  

Pinacoteca Capitolina



Il quadro fa parte di una serie, eseguita dal pittore negli ultimi anni della sua esistenza, che comprende la Lucrezia e la Fanciulla con corona.

Il tema del suicidio di Cleopatra , la regina d'Egitto che preferì togliersi la vita piuttosto che accettare le conseguenze della sconfitta da parte di Ottaviano.


Lucrezia - Guido Reni - Pinacoteca Capitolina

 Lucrezia 

Guido Reni 

Pinacoteca Capitolina


La tela, incompiuta, appartiene alla stessa serie della Cleopatra e della Fanciulla con corona.

E' un soggetto molto diffuso come esempio di virtù morale: secondo la leggenda legata al passaggio tra monarchia e repubblica nell'antica Roma Lucrezia, moglie di un patrizio, si suicidò dopo essere stata violata da Sesto, figlio del re Tarquinio il superbo. la sua morte segnò l'inizio di una rivolta che abbatté per sempre il regime monarchico.



giovedì 11 aprile 2024

La fortuna fermata dall’amore - Guido Reni - Pinacoteca Vaticana - Accademia Nazionale di San Luca

 La fortuna fermata dall’amore

Guido Reni

Pinacoteca Vaticana



Il dipinto La Fortuna trattenuta da Amore raffigura la Fortuna, con le sembianze di una giovane donna nuda, una dea o una ninfa, mentre sorvola nel cielo, sopra il mondo (la sfera in basso) che domina dall’alto, con il panneggio che le copre il ventre mosso dal vento e la lunga chioma fluttuante. Accanto a lei un piccolo Amore alato la cattura afferrandola dolcemente per lo scialle.


La Fortuna fermata dall’amore
Guido Reni
Accademia Nazionale di San Luca


L'opera  di Guido Reni oggi è conservata a Roma presso l'Accademia di San Luca. Nel 1637 il pittore bolognese dipinse due versioni di quest'Allegoria: la copia dell'Accademia di San Luca è appartenuta alle raccolte del cardinale Giulio Sacchetti, l'altra è  in deposito presso la Pinacoteca Vaticana che presenta qualche minima variante ( la Fortuna anziché stringere una corona, reca una borsa da cui escono perle e monete). Diverse copie sono transitate sul mercato antiquario e si conservano oggi in collezione privata.

San Matteo e l’angelo - Guido Reni - Pinacoteca Vaticana

 San Matteo e l’angelo

Guido Reni

Pinacoteca Vaticana



Il dipinto era collocato per molto tempo nella chiesa di Santa Maria Immacolata a Roma fu attribuito a Lucio Massari dal 1955. Il dipinto è stato infine attribuito a Guido Reni nel 2010 grazie alla scoperta di un documento di riconoscimento allegato al retro di la tela, datato 1642.

La scena raffigura l'evangelista Matteo il quale guarda e ascolta attentamente un angelo (simbolo dell'evangelista): gli detta il testo del Vangelo. Matteo scrive con una penna nel libro.


Anima beata - Guido Reni - Pinacoteca Capitolina

 Anima beata

Guido Reni

Pinacoteca Capitolina


L’opera “Anima Beata”, oggi conservata alla Pinacoteca Capitolina, si trovava ancora nello studio di Guido Reni al momento della sua morte (1642). Qui la religiosità di Guido trova espressione in un’immagine pura ed astratta che vuole essere la raffigurazione dell’anima che ascende al cielo, verso la luce divina. 

La bellezza del giovane nudo, che poggia sulla curva del globo terrestre, rimanda a modelli antichi. Guido canta la purezza dell’anima. Le figure sono incorporee, solo anima, egli innalza il culto della bellezza a voce dell’anima cristiana e nostalgia del mondo classico. Verrà chiamato il “Divino” Guido.


Giochi d’amore - Guido Reni - Palazzo Farnese

 Giochi d’amore

Guido Reni

Palazzo Farnese


Lo scenario è quello idillico dell’Arcadia, un Eden pagano dove ninfe e satiri, dei e mortali danzano, si accoppiano, si trasfigurano in miracolose metamorfosi tra prati, fronde rigogliose e una festa che non conosce fine. Con una peculiarità: qui a impadronirsi dello spazio del quadro sono 14 bimbi impertinenti intenti al gioco. C’è chi sfida il cielo con arco e frecce, chi gioca ad acchiapparella tra
le nuvole brandendo fiaccole infuocate, chi attraversa il fiume su una zattera a forma di ricciolo d’oro e chi urina sfacciato sulla testa di un compagno. I soli adulti, un satiro e una ninfa, restano in disparte sotto un albero, ignorati dall’allegra masnada.

Fu realizzato per la Camera Segreta del cardinale Odoardo Farnese nel Palazzo Farnese di Roma e per tre secoli è stato conservato nelle raccolte Farnese tra Roma e Parma. Per oltre cent’anni gli inventari hanno riportato fedelmente il nome del maestro barocco. Nel 1725, il cambio di rotta: la tela viene attribuita a Francesco Albani, anche lui tra gli attori del Seicento bolognese e noto per la grazia di scene mitologiche immerse nell’idillio della natura. A restituire a Reni la paternità negli anni Duemila è il critico Massimo Pulini.



Ritratto del cardinale Bernardino Spada - Guido Reni - Galleria Spada

Ritratto del cardinale Bernardino Spada

Guido Reni

Galleria Spada 


Rarissimo esempio della produzione ritrattistica di Guido Reni, il dipinto fu eseguito a Bologna tra il 1630 e il 1631, quando il Cardinal Bernardino ricopriva la funzione di legato pontificio nella città emiliana.
Vertice assoluto di introspezione psicologica, questo capolavoro della ritrattistica italiana del Seicento restituisce la nobiltà, la finezza intellettuale e la spiritualità del Cardinale, mostrato all'interno del proprio studio in atto di scrivere una missiva al pontefice, come indica la scritta Beatus Padre che compare sul foglio; alle sue spalle, l'archivio contenente la corrispondenza del porporato, una soluzione che ci trasporta sia nel mondo ufficiale che in quello più intimo del personaggio ritratto.

La magistrale abilità di Guido Reni nel rendere la naturalezza delle cose, al contempo divinizzandole, è evidente qui sia nella figura che nei dettagli dell'ambiente e dell'abbigliamento: il prezioso tono di rosa dell'abito cardinalizio, impreziosito dai pizzi della bianchissima cotta, ha una qualità tattile che il perfetto stato di conservazione dell'opera esalta pienamente.


Madonna in adorazione del Bambino dormiente - Guido Reni - Galleria Doria Pamphilj

 Madonna in adorazione del Bambino dormiente

Guido Reni

Galleria Doria Pamphilj


Questa composizione, che vede la Vergine in preghiera, piegata ad adorare il Bambino addormentato è infatti una invenzione della geniale vena del Reni .
In seguito al grande successo tra i collezionisti del tempo, venne poi ripresa da altri autori del XVII secolo, tra cui spicca il nome di Giovan Battista Salvi detto "Il Sassoferrato".

Le due varianti più celebri di questa affascinante scena vedono la Vergine con le mani giunte in preghiera, fatta propria dal Salvi, oppure con le mani al petto tipicamente reniana.
Il dipinto è in condizioni eccellenti ed è arricchito da una importante cornice in legno dorato, mirabilmente scolpita in altorilievo a motivi fogliacei.



Lotta di putti - Guido Reni - Galleria Doria Pamphilj

 Lotta di putti

Guido Reni

Galleria Doria Pamphilj


Il dipinto attribuito definitivamente a Guido Reni è collegato a un episodio saliente della sua esistenza.
L’opera rappresenta la “famosa lotta di Amoretti e Baccarini”, donata dall’artista al marchese Facchinetti di Bologna. 
Dai racconti di una biografia sembra che Reni fosse finito in prigione a seguito di una lite con l’Ambasciatore di Spagna e fu liberato grazie all’intervento del marchese.

Il soggetto, detto già in antico “Lotta di putti plebei contro putti nobili”, è una precoce rappresentazione di scontro sociale nel quale i più scuri popolani hanno comunque la meglio sui nobili pallidi. L’opera, nota anche attraverso due copie, giunse a Roma attraverso la dote di Violante Facchinetti, che sposò nel 1671 Giovan Battista Pamphilj, nipote del papa Innocenzo X



Mosè con le tavole della legge - Guido Reni - Galleria Borghese - Loggia di Lanfranco

 Mosè con le tavole della legge

Guido Reni

Galleria Borghese - Loggia di Lanfranco


Con buona probabilità, questa tela fu acquistata da Scipione Borghese direttamente da Guido Reni, artista amato dal cardinale che usò ogni mezzo, lecito e illecito, per assicurarsene la collaborazione.

Il dipinto, sulla cui datazione la critica non è concorde - facendola oscillare tra il primo decennio del XVII secolo al 1624-25 –  risulta nella collezione Borghese almeno dal 1657, del resto il cardinal Scipione fu un grande estimatore dell'artista. Reni eseguì per i Barberini un'altra versione dello stesso soggetto, datata intorno al 1625.

In questo dipinto della fase matura, Mosè è ritratto nel momento in cui, sceso dal monte, vede il suo popolo in adorazione del vitello d’oro e irato sta scagliando le tavole della Legge. La sua bocca è aperta in un gesto di rabbia, sentimento sottolineato da un cielo carico di nuvole e dal forte contrasto di luci e di ombre.



Estasi di santa Cecilia - Guido Reni - Chiesa di San Luigi dei Francesi

Estasi di santa Cecilia tra san Paolo, san Giovanni Evangelista, 

sant'Agostino e santa Maria Maddalena

Guido Reni

Chiesa di San Luigi dei Francesi 


La tela è stata realizzata nell'ambito della cultura pittorica bolognese del XVII secolo. Vi sono buoni motivi per attribuirne l'esecuzione a Guido Reni. Questo dipinto che raffigura l'Estasi di santa Cecilia tra san Paolo, san Giovanni Evangelista, sant'Agostino e santa Maria Maddalena è comunque una copia della celeberrima opera di Raffaello conservata alla Pinacoteca Nazionale di Bologna.

La tavola misura cm 53.5 in altezza e 41 in larghezza. Finita negli Stati Uniti d'America nella città di Città New York è stata aggiudicata all'Asta Sotheby Parke-Bernet nel 1978. La collocazione attuale è in Italia a Roma nella chiesa di S. Luigi dei Francesi.


Santa Cecilia si trova al centro di una sacra conversazione e viene rappresentata a figura intera. Abbandonati gli strumenti musicali dei quali è protettrice, volge uno sguardo estatico al cielo, coi grandi occhi scuri, dove è apparso un coro angelico che intona una melodia celestiale. Di mano le sta sfuggendo un organetto portatile, mentre ai suoi piedi giace una straordinaria natura morta di strumenti musicali vecchi o rotti: una viola senza corde, un triangolo, due flauti sbocconcellati, dei sonagli, due tamburelli con la pelle lacera.



mercoledì 3 aprile 2024

Ritratto di Beatrice Cenci - Guido Reni - Palazzo Barberini

  Ritratto di Beatrice Cenci

Guido Reni ?
Ginevra Cantofoli

Palazzo Barberini


Il ritratto, olio su tela di cm.75 x 50 è tradizionalmente identificata come il ritratto della giovane Beatrice Cenci (1577-1599) la giovane parricida processata e decapitata a Roma nel 1599 e che Guido Reni avrebbe immortalato in carcere pochi istanti prima dell’uccisione.

Oggi la critica è per lo più concorde nell’attribuire questo dipinto a una pittrice bolognese del Seicento: Ginevra Cantofoli.

La fanciulla si è appena voltata verso di noi, con uno sguardo supplichevole e innocente che, meglio di qualsiasi racconto, ci ricorda il suo tragico destino. Dopo anni di soprusi, tenuta prigioniera in un castello con i fratelli e la matrigna, organizza con essi l’uccisione del padre, il conte Francesco Cenci, uomo dissoluto e depravato, cercando di far passare l’accaduto come semplice incidente. Le indagini che seguono per far luce sulla vicenda, le confessioni estorte con torture e un processo segnato da vizi di forma, portano alla sentenza di morte emanata dal pontefice Clemente VIII.

L’esecuzione avviene l’11 settembre 1599, di fronte a Castel Sant’Angelo, con enorme partecipazione di popolo, contrario a una sentenza capitale ingiusta e impietosa. Si narra che alla decapitazione abbia assistito anche Caravaggio, come testimonierebbe il quadro di Giuditta e Oloferne.

Il dipinto fa parte della collezione della famiglia Barberini dal 1818. Nei decenni successivi all’acquisizione, gli stranieri in visita a Roma si faranno appositamente accompagnare a Palazzo Barberini per vedere il volto della giovane, condannata per essersi ribellata alle violenze fisiche e sessuali del padre.

Scrittori del calibro di Shelley, Stendhal, Artaud, ne faranno un’eroina romantica, fragile e coraggiosa.

San Michele Arcangelo schiaccia Satana - Guido Reni - Chiesa di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini

  San Michele Arcangelo schiaccia Satana

Guido Reni

Chiesa di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini



Sull’altare della prima cappella a destra è esposto uno splendido dipinto ad olio su seta raffigurante "San Michele che abbatte il demonio". Fu eseguito intorno al 1635, su commissione del cardinale Barberini, dal bolognese Guido Reni, famoso anche per il suo carattere stravagante. Era molto ricco ed avvenente. Aveva estrema cura del suo aspetto, ma viveva nella continua paura di essere avvelenato. Amava il gioco d’azzardo ed era capace di passare delle intere notti a giocare a carte. 

Il suo Arcangelo Michele è un giovinetto di rara bellezza, forte e delicato al tempo stesso. Con la spada sguainata respinge all’inferno un corrucciato diavolo, di cui calpesta il capo con il piede diafano. Il quadro suscitò l’ammirazione dei contemporanei, ma anche un vespaio di polemiche.

Occorre ricordare, che tra le famiglie romane di quel periodo spiccavano i Barberini ed i Pamphili, sempre in competizione tra loro per affermare il proprio prestigio.
Secondo quanto si racconta, Guido Reni aveva saputo che il cardinale Giovanni Battista Pamphili, il futuro papa Innocenzo X (1644-55), lo aveva in qualche modo offeso o diffamato, per cui aveva messo in atto una subdola vendetta.
 
L’artista avrebbe inserito il ritratto del cardinale Pamphili sulla tela della chiesa di via Veneto, precisamente nel volto contratto da una smorfia di dolore di Satana, schiacciato da piede dell’Arcangelo Michele. In effetti, la somiglianza può essere verificata confrontando il demonio nel quadro del Reni con il ritratto di Innocenzo X del Velazquez: stesso volto altezzoso, uguale fronte stempiata, simile persino il taglio della barba. Una tale mancanza di rispetto per un Pamphili, inoltre, avrebbe certo fatto piacere al committente dell’opera, appartenente alla famiglia rivale dei Barberini.
Sembra che all’esposizione del quadro nella chiesa, il Cardinale avesse vivamente protestato. 

L’artista si sarebbe limitato ad ammettere l’analogia dei tratti somatici, giustificandosi in modo alquanto bizzarro. Secondo la sua versione, egli conosceva il reale aspetto di Satana, rivelatogli da un’apparizione, e non avrebbe fatto altro che riprodurlo fedelmente. Non era certo colpa sua se il Cardinale gli somigliava in modo imbarazzante.

La crocifissione di San Pietro - Guido Reni - Pinacoteca Vaticana

 La crocifissione di San Pietro

Guido Reni

Pinacoteca Vaticana


La crocifissione di San Pietro, commissionata dal Cardinal Pietro Aldobrandini per S. Paolo alle Tre Fontane, segnò la prima affermazione romana di Guido Reni, che la eseguì nel 1604-1605.

Trasferita al Palazzo Pontificio del Quirinale (1787 circa), fu portata a Parigi nel 1797, e, dopo la sua restituzione, entrò a far parte della Pinacoteca di Pio VII dal 1819.

 

Una composizione dall’impianto prettamente caravaggesco come concordano le più autorevoli voci della critica. 

Il Bellori (1672), a proposito della “Crocefissione di San Pietro” scrisse che il Reni l’avrebbe realizzata “come esperimento … ad emulazione del Caravaggio“; 

il Malvasia (1678) mise in relazione l’inimicizia che alimentava il Cavalier d’Arpino (Giuseppe Cesari) verso il Caravaggio, contando sul fatto che Il Reni avrebbe dato una dimostrazione della sua maestria per annientare il pittore rivale togliendogli popolarità negli ambienti romani.


L’opera del Reni è certamente derivata dalla tela del Caravaggio, ma è comunque da chiarire, che le finalità dell’artista non dovevano essere soltanto quelle descritte dai due grandi storici.

 


Trinità - Guido Reni - Chiesa della SS Trinità dei Pellegrini

 Trinità

Guido Reni 

Chiesa della SS Trinità dei Pellegrini



L'enorme pala d'altare rappresenta la Trinità ed è opera di Guido Reni. Il dipinto risale all'estate del 1625, commissionato dal cardinale Ludovico Ludovisi, nipote di papa Gregorio XV, e fu realizzato in soli 27 giorni.

Il dipinto rappresenta la Trinità cristiana, ovvero il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, che si trovano in una nuvola dorata. La composizione del dipinto è organizzata attorno alla figura del Padre, che è raffigurato come un uomo anziano con una barba bianca e un'aureola intorno alla testa. Il Figlio è rappresentato come un giovane uomo con una croce sulla spalla, mentre lo Spirito Santo è rappresentato come una colomba.

La scena evoca un senso di sacralità e di divinità, con l'uso del colore dorato che simboleggia la luce divina e la santità. L'uso del chiaroscuro conferisce un senso di profondità e di tridimensionalità alla scena, creando un effetto di presenza reale.


 

San Sebastiano - Guido Reni - Pinacoteca Capitolina

 San Sebastiano

Guido Reni

Pinacoteca Capitolina


Il dipinto San Sebastiano raffigura il soldato romano martirizzato durante l’impero di Diocleziano per la sua adesione al cristianesimo. L’opera, rispondendo agli ideali classici, non si concentra sul corpo martirizzato dalle frecce e sulla sofferenza del santo, ma ripropone una immagine più spirituale intrisa di una forte sensualità.


Il San Sebastiano è un soggetto dipinto da Guido Reni noto in tre redazioni, tutte a olio su tela e databili al 1615 circa.

Una ritenuta da parte della critica il prototipo delle altre, è conservata nei Musei Capitolini di Roma, un'altra di notevole qualità, ritenuta anch'essa da un'altra parte della critica esser la prima redazione del soggetto, nei Musei di Strada Nuova di palazzo Rosso a Genova e un'altra  custodita nel Rhode Island School of Design Museum of Art di Providence.

Il dipinto oggi ai Capitolini di Roma è l'unico che possiede informazioni puntuali circa la sua provenienza e le vicende che lo hanno riguardato.

Viene citato con l'autografia del Reni per la prima volta nella collezione del cardinale Francesco Maria Del Monte, probabilmente il committente dell'opera.


Maddalena Penitente - Guido Reni - Palazzo Barberini

  Maddalena Penitente

Guido Reni

Palazzo Barberini



Tra le opere più famose del grande pittore bolognese Guido Reni, la Maria Maddalena conservata presso la Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini fu realizzata attorno al 1630 per il cardinale Antonio Santacroce. A seguito della scomparsa di quest'ultimo, il dipinto passò nelle collezioni del cardinale Antonio Barberini e a seguito di alterne vicende l'opera fa oggi parte del patrimonio statale.

L'opera ritrae la santa durante il suo periodo di meditazione e di penitenza: era un soggetto particolarmente diffuso nel Seicento in quanto tra i preferiti della Controriforma, per il fatto che la Maddalena era uno dei più chiari esempi di peccatori convertitisi.

Vicino alla santa compaiono alcuni dei tipici attributi della Maddalena in penitenza, vale a dire il teschio, su cui poggia la mano e che ricorda la caducità della vita, il crocifisso, davanti al quale la penitente prega, e un piccolo fascio di radici sulla sinistra (quest'ultimo attributo, a dire il vero, piuttosto inusuale), simbolo di digiuno.


Biografia di Guido Reni

   Guido Reni Guido Reni nacque nel 1575 a Bologna. Si formò alla bottega del pittore Denijs Calvaert, dopodichè frequentò l'accademia d...