Ritratto di Beatrice Cenci
Guido Reni ?
Ginevra Cantofoli
Ginevra Cantofoli
Palazzo Barberini
Il ritratto, olio su tela di cm.75 x 50 è tradizionalmente identificata come il ritratto della giovane Beatrice Cenci (1577-1599) la giovane parricida processata e decapitata a Roma nel 1599 e che Guido Reni avrebbe immortalato in carcere pochi istanti prima dell’uccisione.
Oggi la critica è per lo più concorde nell’attribuire questo dipinto a una pittrice bolognese del Seicento: Ginevra Cantofoli.
La fanciulla si è appena voltata verso di noi, con uno sguardo supplichevole e innocente che, meglio di qualsiasi racconto, ci ricorda il suo tragico destino. Dopo anni di soprusi, tenuta prigioniera in un castello con i fratelli e la matrigna, organizza con essi l’uccisione del padre, il conte Francesco Cenci, uomo dissoluto e depravato, cercando di far passare l’accaduto come semplice incidente. Le indagini che seguono per far luce sulla vicenda, le confessioni estorte con torture e un processo segnato da vizi di forma, portano alla sentenza di morte emanata dal pontefice Clemente VIII.
L’esecuzione avviene l’11 settembre 1599, di fronte a Castel Sant’Angelo, con enorme partecipazione di popolo, contrario a una sentenza capitale ingiusta e impietosa. Si narra che alla decapitazione abbia assistito anche Caravaggio, come testimonierebbe il quadro di Giuditta e Oloferne.
Il dipinto fa parte della collezione della famiglia Barberini dal 1818. Nei decenni successivi all’acquisizione, gli stranieri in visita a Roma si faranno appositamente accompagnare a Palazzo Barberini per vedere il volto della giovane, condannata per essersi ribellata alle violenze fisiche e sessuali del padre.
Scrittori del calibro di Shelley, Stendhal, Artaud, ne faranno un’eroina romantica, fragile e coraggiosa.

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